Francesca Badalassi, terapista della neuro-psicomotricità dell’età evolutiva, equipe Medu in Niger per il progetto di sviluppo del programma nazionale di salute mentale

Nassara significa straniero in Hausa, a 3500 KM da casa con in mano un’opportunità, mi sento molto più di questo.
La prima settimana di missione è trascorsa, tempo di bilanci?
L’equilibrio è impossibile da trovare, così tante emozioni, dentro di me, cercano il loro spazio per esprimersi.
Un pensiero a colori mi ancora alla realtà: Rosso come la sabbia, fine e calda, delle strade che sono casa di molti, troppi bambini soprattutto con disabilità. Si muovono nel traffico chiedendo un’elemosina tra i volti indisposti della gente.
Giallo e azzurro dei padiglioni dell’ospedale nazionale di Niamey. Un ospedale complicato da capire e duro da guardare.
Marrone del soffitto in legno dell’aula di formazione dove ho provato a dare tutta me stessa per trasmettere un messaggio di umanità contro lo stigma della disabilità, e competenza nell’ambito della riabilitazione infantile, contro la sensazione di ineluttabilità della condizione di salute dei più piccoli.
Io, Filippo, Badis, Oudou, Nafissa, Marco, Sanoussi, Alberto e il supporto di Medu tutta, fianco a fianco: un’equipe che, intrecciandosi con il sistema sanitario Nigerino, prova ad offrire una spinta propulsiva verso il rispetto del diritto alla salute mentale possibile e accessibile, verso una medicina vicina alle diverse condizioni umane.
E’ con questo pensiero che il mio entusiasmo prende per mano questo progetto e tutte le mie emozioni si fondono in un unico pensiero: non vedo l’ora di vivermi la mia seconda settimana a Niamey…
Il progetto è finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e dai Fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese
