Voci dal campo: Maria coordinatrice medica di “Un camper per i diritti – Firenze”

M. è un ragazzo di 20 anni e ha lasciato il suo Paese due anni fa. Si è messo in viaggio da solo, allontanandosi da una famiglia che “gli impediva di essere sé stesso”.

Arrivato in Italia ha deciso di proseguire il suo viaggio per la Germania dove racconta di essere stato più volte in ospedale, prima per provare a recuperare la funzionalità del braccio destro persa a causa di un colpo di arma da fuoco, poi per altri problemi di salute psico-fisica. A ottobre del 2022, dopo aver vissuto oltre un anno in Germania, viene rimandato in Italia come previsto dal Regolamento di Dublino: essendo l’Italia il suo primo luogo di approdo solo qui può presentare richiesta di protezione internazionale.

M. racconta, in un eccellente tedesco, di essere stato costretto ad abbandonare il percorso di cura e il progetto migratorio. Proseguendo con il racconto, sussurra che anche qui, in Italia, ha paura di vivere e di essere sé stesso, che il suo orientamento sessuale possa portarlo a subire violenze e ulteriore isolamento, per cui vive nascosto e in costante stato di allerta.

M. è stremato, brancola nel buio e trova in MEDU un punto di riferimento. Incontro dopo incontro, nell’intimità dei colloqui, si apre e per la prima volta riesce a parlare della propria sessualità. Cerchiamo di avere più chiaro il quadro amministrativo e lavorando in rete con le realtà del territorio, M. entra finalmente in un progetto di accoglienza.

Vado a prendere M. in stazione per accompagnarlo al centro di accoglienza, M. sorride e ora intravede un futuro davanti a sé

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