Avremmo dovuto incontrare M., ragazzo proveniente dal Senegal, durante l’uscita serale della clinica mobile del 9 febbraio. In seguito ad una caduta, M. riportava fratture in più parti del corpo e riferiva dolori all’addome. Lo stesso giorno, una dottoressa volontaria che si recava frequentemente presso lo stabile in Via Tallone (zona Tor Cervara) in cui M. aveva trovato un riparo, ci avvertiva con una chiamata allarmata dello sgombero dello stabile da parte della polizia, durante il quale tutti gli abitanti si sarebbero dati alla fuga, ad eccezione di M., perché costretto su una sedia a rotelle a causa dell’incidente. Non essendo stata avvertita dello sgombero, la Sala Operativa Sociale (SOS) del Comune di Roma non ha avuto modo di inviare degli operatori sociali per permettere l’individuazione e la tutela almeno dei casi più vulnerabili.
Nei giorni successivi, di M. si sono perse le tracce, finché la dottoressa volontaria non ci ha messo al corrente del suo trattenimento presso un centro di permanenza e rimpatrio (CPR), dove sarebbe stato privato del cellulare.
Abbiamo così deciso di provare a fare la nostra parte: ottenuti i referti degli esami della zona addominale, abbiamo portato all’attenzione del giudice una valutazione clinica effettuata da una gastroenterologa volontaria della clinica mobile sulla base dei risultati degli esami. Il giudice ora dovrà esprimersi sull’eventuale rimpatrio di M., tenendo conto della sua condizione di salute. Intanto Medu continua a rimanere in contatto con M. seppur a distanza, per monitorare le sue condizioni di salute e di detenzione, affinché il rispetto dei diritti umani fondamentali venga garantito.
(Foto Tommaso Vispsi . dicembre 2010)
