“Transfero, transfero…”

“Transfero, transfero…” queste sono le parole pronunciate dai minori stranieri non accompagnati ospiti degli Hotspot di Pozzallo e Contrada Cifali localizzati nella Sicilia Sud-Orientale, non appena vedono un operatore del centro uscire dall’ufficio amministrativo con un foglio di carta in mano.

Naturalmente, in Italiano, “Transfero” è una parola priva di significato, ma per i ragazzi ospiti significa che potrebbe esserci un prossimo trasferimento dal centro di prima accoglienza ad una struttura per minori protetta. I minori non dovrebbero affatto sostare in queste strutture, ma alcuni di loro vi restano per più di 60 giorni, senza poter uscire neanche per una passeggiata.

Quando durante le nostre attività, chiediamo loro da quanto tempo si trovano lì, ognuno risponde indicando il numero di giorni esatti: “1 mese e 21 giorni, 1 mese e 28 giorni” e così via.

“Rinchiusi” è un’altra parola che spesso ci ripetono, perché come chiamare altrimenti un posto in cui devi restare un tempo indefinito e lungo, in cui non hai la libertà di entrare e uscire, in cui ad ogni angolo sono presenti uomini armati in divisa.

“Molti di loro, in queste condizioni, rivivono il periodo orribile trascorso nelle carceri libiche e non di rado i disturbi post traumatici emergono o si acutizzano”, osservano i terapeuti del nostro team, che ogni giorno raggiungono i due Hotspot per svolgere sessioni individuali e di gruppo di Psychological First Aid (PFA) e orientamento legale.

Le strutture non sono dedicate ai minorenni né sono pensate, in generale, per periodi lunghi, pertanto non esiste alcun tipo di attività per trascorrere il tempo o metterlo a frutto. Nessun corso di italiano, non un campetto da calcio o un salone comune in cui socializzare. Gli ospiti, i nostri beneficiari, alternano il rimanere a letto, all’attesa dei pasti, per poi ripiombare nel letto, nella penombra delle camerate. Tanto tempo in cui continuare a pensare e ripensare a ciò che si è lasciato alle spalle, al futuro incerto, ai bui momenti trascorsi durante il viaggio e durante l’orribile permanenza in Libia.

Gli Hotspot, per i minori stranieri non accompagnati, diventano un limbo in cui sopravvivere aspettando un foglio e aggrappandosi alla speranza che quel foglio sia una lista di numeri e che in una di quelle righe sia scritto il numero che è stato loro assegnato all’arrivo.

E quando il foglio è veramente una lista e i numeri vengono via via elencati, è un susseguirsi di grida di felicità e trepidante attesa che il prossimo numero sia il proprio. Al termine della lettura della lista c’è un ristretto gruppetto di “eletti” che non sta più in sé per la gioia, il resto, la maggior parte, ricadono nella monotonia apatica del centro, attendendo il prossimo foglio, sperando che sia una lista e sperando che all’interno ci sia il numero che è stato loro assegnato e che finalmente anche per loro arrivi il tanto atteso…Transfero.

______________________

Medici per i Diritti Umani fornisce supporto psicologico e orientamento socio-legale presso gli Hotspots della Sicilia Orientale. L’intervento si svolge nell’ambito del partenariato con UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati

medu - cifali