
Scrivo questa testimonianza con emozioni contrastanti, una settimana circa dopo l’assalto di Jenin. Da un lato provo un senso di sollievo per la fine dell’attacco indiscriminato di Israele contro la popolazione civile. Dall’altra parte so che è solo una questione di tempo prima che ci sia un altro attacco. Gli orrori dell’offensiva sono ancora impressi nella mia mente, così come i nomi e i volti di coloro che hanno perso la vita.
La distruzione del campo profughi è scioccante: devastazione massiccia, edifici coperti di fuliggine, case e negozi bruciati, infrastrutture distrutte e migliaia di proiettili nelle pareti delle case. Come in ogni crisi stiamo ricevendo richieste di assistenza negli ultimi giorni, abbiamo ricevuto lunghe liste di farmaci e forniture mediche di cui gli ospedali di Jenin hanno urgente bisogno.
Ogni assalto militare esaspera la già insostenibile situazione in West Bank. In un contesto di estrema sofferenza e angoscia, è nostro dovere morale fornire sostegno. In tempi come questi, dobbiamo fare tutto il possibile per aiutare, anche se è insufficiente. Negli ultimi giorni ho monitorato attentamente la situazione per capire quando potremo entrare a Jenin e fornire servizi medici urgenti. Anche il piccolo aiuto che possiamo offrire fa la differenza.
Durante la mia visita a Jenin, ho parlato con il personale medico che lavora nel campo profughi e nei suoi dintorni. Il dottor Mohammed Al-Abadi dell’ospedale governativo ha riferito che un piccolo staff ha curato 95 pazienti feriti, alcuni arrivati in veicoli privati dopo che è stato impedito alle ambulanze di evacuarli. Ha anche raccontato che, quando l’ospedale è stato attaccato, sono state sparate enormi quantità di gas lacrimogeni nel cortile e il personale è stato costretto a prestare assistenza mentre si liberava il pronto soccorso.
La dottoressa Baraa Hamoudi ha descritto uno scenario simile all’ospedale Ibn Sina, dove sono stati curati 120 feriti mentre 200 residenti hanno trovato riparo nel cortile dopo essere stati cacciati dalle loro case. Il direttore della Mezzaluna Rossa di Jenin, Mahmoud al-Saadi, ha riferito dell’evacuazione di 118 feriti e ha descritto episodi di ritardo e blocco del personale medico, veicoli militari che hanno tamponato le ambulanze e la confisca delle chiavi di due ambulanze per oltre 30 minuti, impedendo loro di operare.
Gli ultimi due mesi sono stati tra i più duri dalla Seconda Intifada. Lo abbiamo osservato ogni sabato durante le giornate sul campo della nostra Clinica mobile. Le risorse sono più scarse che mai e la paura dei residenti di subire la violenza dei coloni e dei militari sta danneggiando direttamente la loro salute. In tempi come questi, dobbiamo mostrare la capacità dell’umanità di fare del bene e di fare il possibile per aiutare ed essere solidali con i palestinesi della Cisgiordania.
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Medici per i diritti umani collabora con PHR – Israele dal2009 per portare assistenza sanitaria e solidarietà alla popolazione palestinese in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e in Israele e supporta l’azione di informazione e testimonianza rivolta all’opinione pubblica.
