Piana di Gioia Tauro – Testimonianza del coordinatore di Medu

Testimonianza di Ibrahima, coordinatore del team di Medu.

F. è entrato nella clinica mobile di MEDU nel tardo pomeriggio mentre eravamo in uscita a Rosarno in Via Nazionale. La sua storia è sintomatica di quanto niente sia cambiato, sia migliorato nella vita dei braccianti dalla loro rivolta del 7 gennaio 2010. Le condizioni di vita delle persone incontrate e assistite dal nostro team, come sottolineato dal nostro coordinatore Ibrahima, possono essere descritte con l’espressione francese «tomber de Charybde en Scylla», che significa «andare di male in peggio».

F. si era ustionato al capo con acqua bollente più di 24 ore prima, senza ricevere alcun aiuto, senza andare in un ambulatorio, senza chiamare il 118. Poi avendo sentito della presenza del camper di MEDU e del medico nella zona, ha preso la sua bicicletta ed è venuto. Durante la visita il medico ha riscontrato ustioni di secondo grado. Con prontezza è stato immediatamente medicato e accompagnato successivamente in pronto soccorso.

Ci siamo informati sul luogo della sua abitazione, in modo tale da poterlo seguire fine alla guarigione, e abbiamo appreso che vive da solo, in una piccola costruzione in rovina senza energia elettrica e senza acqua corrente, in mezzo alla campagna, circondata da campi di arance e mandarini. Per lavarsi raccoglie legna, accende il fuoco e riscalda l’acqua, che va a prendere con dei bidoni di 30 litri. La sua è una vita di fatica, di silenzio e di solitudine. Ma per lui è anche una vita di forza e resilienza, impegnata nel duro lavoro nei campi. Poiché vive da solo in un casolare isolato, nel cuore della campagna rosarnese, lontano dalla città, F non ha ricevuto assistenza immediatamente dopo l’incidente. Dal punto di vista medico, la diagnosi è di ustione di secondo grado.

F.  da più di 15 anni lavora come bracciante agricolo. Quando è arrivato nella zona da giovane, cercava un’opportunità di lavoro, ma anche uno spazio dove poter vivere dignitosamente con la speranza di ottenere il ricongiungimento con la moglie e i figli. Al contrario, è rimasto intrappolato in un limbo di solitudine e di isolamento dal mondo esterno, con le sfide del lavoro nei campi sempre più pesanti.

Ma, col tempo, ha imparato ad apprezzare la tranquillità che lo circonda. “Non ho un altro posto dove andare. Non c’è nessuna confusione, nessun rumore. Solo il vento e il cinguettio degli uccelli“- racconta con un sorriso sereno. Le sue giornate iniziano prima dell’alba. F. si alza alle 5, accende il fuoco per scaldarsi e si prepara per un’altra lunga giornata di lavoro. Che si tratti di raccogliere mandarini e arance nel periodo invernale, potare le arance o piantare altro in primavera, ogni stagione porta con sé un nuovo ritmo di vita. Nonostante il durissimo lavoro fisico e le scarse gratificazioni, F. è orgoglioso del suo posticino. Sa che altri suoi conterranei sono in situazioni abitative ancora peggiori. Solo pochissimi braccianti, 96 persone in tutto, sono riuscite a trovare un posto presso il Villaggio della Solidarietà. Non ci sono case da affittare, e comunque non ci sono case che i proprietari vogliono affittare ai braccianti. Tutti gli altri sono obbligati a vivere in alloggi precari, come insediamenti informali ed edifici abbandonati, spesso senza avere accesso ai servizi igienici ed essenziali. Più di cinquecento cercano rifugiò nella Tendopoli di San Ferdinando, luogo teatro di atti di violenza soprusi, insalubrità, degrado e abbandono. Lì gli ultimi ad arrivare per la stagione della raccolta non riescono a trovare neanche un posto dove dormire.

Dal 2013  MEDU raggiunge la Piana di Gioia Tauro, per portare assistenza, orientamento sui diritti e per testimoniare Dal 2023 l’intervento di MEDU si svolge nell’ambito del progetto “Campagne aperte” . Laboratorio di pratiche territoriali per promuovere dignità di vita e di lavoro”, finanziato dalla Fondazione con il Sud.