Per una rifugiata, la continuità è un lusso raro…

Testimonianza dal centro di salute mentale transculturale Psychè

“Il mio arrivo in Italia è stato pieno di incertezze.  Solo una cosa era certa: sapevo che c’era qualcosa di rotto dentro di me  che non riuscivo a riparare da sola, e che il peso che mi portavo addosso era troppo grande da supportare in silenzio.

Erano passati due mesi dal mio arrivo quando una persona mi indirizzò a MEDU — Medici per i Diritti Umani.

 Che difficile! Che paura!  Nel tempo avevo imparato a diffidare delle istituzioni, delle divise, delle domande, delle persone. Però lì, ho trovato qualcosa di diverso: persone che mi hanno  ascoltata senza giudicare e che conoscevano la storia di paesi come il mio, persone che capivano, senza che io dovessi necessariamente spiegare, quanto un regime possa ledere la dignità umana.

Chi ha vissuto violenza politica sa quanto sia difficile tornare ad avere fiducia negli altri e trovare qualcuno che non ti guardi con sospetto o paura.  

Il mio percorso con MEDU va avanti ormai da tanto tempo ed è fatto di presenza costante. Qualcuno che era lì per me un mese,  quello dopo, e quello dopo ancora. Qualcuno a cui non dovevo rispiegare chi ero ogni volta. 

Questo sembra ovvio, ma non lo è. Per una rifugiata, la continuità è un lusso raro: ci sono i traslochi, le pratiche, le attese infinite,  le persone che conosci e che dopo non ci sono più.  Avere un punto fermo,  un appuntamento, una voce conosciuta, un luogo sicuro —  significa poter cominciare a guarire, invece di usare tutte le proprie energie solo per sopravvivere.

Ci sono delle cose che non spariranno, però ho imparato a conviverci, a riconoscere  segnali a chiedere aiuto, a non vergognarmi di quello che ho vissuto. Senza MEDU non ci sarei mai riuscita.

Vorrei che chi è qui oggi, capisca una cosa concreta: le persone come me non smettono di arrivare.

Continuiamo ad arrivare — con i nostri traumi, con le nostre diagnosi, con le nostre storie che nessun modulo riesce a contenere per intero. MEDU ha scelto di specializzarsi in questo tipo di dolore, ha costruito in anni di lavoro una competenza che non si improvvisa e non si sostituisce. La cura del trauma da violenza politica richiede formazione specifica e fiducia costruita nel tempo. MEDU ha tutto questo, è  un  patrimonio che non può sparire.  

Io ho avuto la fortuna di trovarla presto, ho anni di accompagnamento in cui qualcuno non mi ha abbandonata. Le persone che arriveranno dopo di me – e arriveranno, perché il mondo non sta diventando un posto più sicuro – avranno il bisogno di trovare quello che ho trovato io. Non possiamo permetterci di abbandonare chi verrà dopo.

Vi chiedo — a ciascuno di voi, con tutto quello che avete e potete fare — di garantire che MEDU continui ad esistere.”

Lettera di una paziente del centro Psychè

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