Pace e giustizia in Medio Oriente

Anche MEDU ha aderito all’appello diffuso da ARCI e ANPI per chiedere pace e giustizia in Medio Oriente

L’Umanità sta raggiungendo il suo limite. Il conflitto che si sta sviluppando in Medio Oriente ha una portata storica enorme e, potenzialmente, devastante. Il conflitto israelo palestinese non è cominciato il 7 ottobre del 2023, ma va avanti da oltre 75 anni. Sono tre quarti di secolo che la cosiddetta Comunità Internazionale si accorge di questa guerra solo quando il conflitto ha un’escalation militare, ma la quotidianità nei Territori Occupati Palestinesi e in Israele è segnata da soprusi, violenze, razzismo istituzionalizzato e umiliazioni.
Questa guerra è stata alimentata dagli speculari estremismi, come l’uccisione di Rabin da parte di
un’estremista di destra israeliano o gli attentati contro la popolazione civile portati avanti da alcune milizie palestinesi, che a causa di scelte politiche scellerate si sono trasformati in opposti fondamentalismi religiosi, basti pensare che i rappresentanti dei coloni sono ministri del governo israeliano o al fondamentalismo con cui Hamas impone il suo regime nella Striscia di Gaza. Mai come questa volta l’escalation sembra porre l’Umanità davanti al rischio di una guerra di scala regionale e al genocidio annunciato di migliaia di innocenti rinchiusi nella Striscia di Gaza.


Le associazioni che promuovono questo appello sono inorridite da qualsiasi violenza contro i civili, siano essi palestinesi, israeliani o di qualsiasi nazionalità. La vita non ha nazione e nemmeno la morte la deve avere. Tutti gli esseri umani hanno diritto a vivere in dignità e giustizia. Ogni vita umana è preziosa. Noi restiamo umani e lo saremo sempre.
Ad oggi la situazione è terrificante. Gaza viene bombardata incessantemente, in cinque giorni sono cadute su Gaza oltre 6.000 bombe, il corrispettivo delle bombe che gli Stati Uniti sganciano sull’Afghanistan in un anno intero, con la differenza che Gaza ha una dimensione di 378 kmq, mentre l’Afghanistan è grande 652.864 kmq.
La prospettiva che Gaza sia invasa via terra e poi occupata dai carrarmati avrebbe delle conseguenze
umanitarie enormi, rendendo difficilmente prevedibili la quantità di civili uccisi. L’allargamento del conflitto anche al Libano, già instabile di suo, sembra sempre più possibile, riportando le lancette della Storia indietro di quarant’anni. Il potenziale coinvolgimento di altri Paesi, quali Siria o Iran, porterebbe direttamente alla catastrofe. Ma già l’altissimo numero di morti civili come la lunga lista di crimini di guerra segnano un livello di gravità assoluta.


L’attacco del 7 ottobre dimostra ancora una volta che i problemi e i conflitti non si risolvono magicamente da soli, men che meno schiacciando un popolo in condizioni umane insostenibili, nell’umiliazione quotidiana e in prigioni a cielo aperto. Sono decenni che la popolazione di Gaza vive rinchiusa in un’enorme prigione senza alcun margine di autodeterminazione e che la popolazione palestinese della Cisgiordania vive sulla propria pelle soprusi e violenze quotidiane semplicemente intollerabili. Nonostante questo, la barbarie messa in atto dalle Brigate Al-Qassam contro i civili israeliani non ha alcuna possibile giustificazione. In nessun caso è lecito uccidere o rapire la popolazione inerme con il fine di seminare la paura e il terrore.

Togliere acqua, cibo, luce e qualsiasi rifornimento a una popolazione di quasi due milioni di persone e intimarle a lasciare le proprie case con la prospettiva di un’imminente invasione via terra è una violazione del Diritto Internazionale Umanitario e riporta l’umanità al Medio Evo, solo con numeri esponenzialmente più grandi.
La grande sconfitta di questi giorni è l’Umanità. La Comunità Internazionale e, in particolare, l’Unione Europea hanno delle responsabilità politiche gravissime. Negli ultimi decenni hanno lasciato che la popolazione palestinese vivesse in un regime di apartheid, che le colonie illegali israeliane si espandessero giorno dopo giorno – rendendo un mero slogan la formula “Due Popoli due Stati”-, che Hamas e i fondamentalisti ebraici si rafforzassero, che lo scontro da politico diventasse religioso rendendo quasi impossibile il dialogo tra le parti e che la ANP si indebolisse e diventasse un mero orpello, prima isolando Arafat e poi lasciando in carcere colui che probabilmente potrebbe unire le varie fazioni palestinesi, Marwan Barghouti.

Questa responsabilità politica è enorme e le conseguenze della rimozione della questione palestinese dall’agenda europea ed internazionale potrebbero essere devastanti e, anche, coinvolgerci direttamente. Sottolineiamo che le Nazioni Unite e le sue organizzazioni specifiche come l’UNRWA e l’OCHA svolgono un ruolo fondamentale sul terreno di Gaza fornendo beni di prima necessità, medicine e supporto ad una popolazione ormai allo stremo.
In queste condizioni non ci rimane che provare a far sentire la nostra voce affinché la nostra società e,
conseguentemente, i nostri governi sentano la pressione per fare finalmente degli sforzi di Pace reali e
credibili. Dobbiamo pretendere che i nostri governi, da quelli locali a quelli nazionali, e l’Unione Europea si impegnino immediatamente per:

  • Chiedere il cessate il fuoco immediato di tutte le parti in conflitto;
  • Esigere l’apertura di corridoi umanitari che permettano l’assistenza alla popolazione di Gaza;
  • Esigere il rispetto del Diritto Internazionale Umanitario da parte di tutti i belligeranti;
  • Esigere la messa in atto di azioni che impediscano che vengano colpiti obiettivi civili;
  • Contribuire ad escludere le argomentazioni religiose, ultranazionaliste e su base discriminante da
    qualsiasi dibattito riguardante eventuali negoziati di Pace, come precondizione essenziale affinché ci
    sia un dialogo proficuo;
  • Sostenere con tutti i mezzi a disposizione quella parte della popolazione e della società civile
    israeliana che si oppone a questo governo e alle sue politiche; parallelamente è altresì necessario
    sostenere con uguale forza le ONG e le organizzazioni che lavorando a Gaza e in Cisgiordania
    promuovono una società inclusiva e opposta al fondamentalismo;
  • Porre in atto azioni credibili che mettano fine al principale ostacolo per la Pace in Medio Oriente,
    ovvero l’occupazione militare israeliana dei Territori Occupati Palestinesi, con garanzie di sicurezza
    per la popolazione israeliana;
  • Rimettere al centro della politica internazionale il principio dell’Autodeterminazione dei popoli.
    L’Umanità ha raggiunto il suo limite. Le società e i governi intervengano immediatamente. Non rimane molto
    tempo per fermare la catastrofe. Dobbiamo agire. Le generazioni future, e anche noi stessi, non ci
    perdoneranno di essere rimasti a guardare. La Storia non ci assolverà.


Tipo di documento: Comunicati stampa,
Progetto: Azione integrata a sostegno del diritto alla salute in Palestina