#Agadez, Niger, Sahara, dicembre 2019. Quello che vedete non è un semplice disegno. E’piuttosto un flashback in forma di disegno. Non lo ho ha realizzato un bambino ma un uomo. Rievoca l’attacco dei Janjaweed nel suo villaggio nel Darfur in Sudan diversi anni fa, quando aveva dieci anni. Ci troviamo ora a pochi chilometri da Agadez, nel campo umanitario allestito dall’UNHCR per accogliere i rifugiati in fuga dalla Libia. Le storie delle 1400 persone ospitate in questo campo sono molto simili. La fuga dal Darfur dove i loro villaggi sono stati devastati dai Janjaweed, dove hanno visto morire davanti ai loro occhi le persone più care nel modo più atroce, dove le loro case sono state bruciate. La lunga permanenza nei campi umanitari in Ciad, spesso in condizioni di grave indigenza ed estrema insicurezza. La ricerca di una via di uscita e l’arrivo in Libia; nei fatti un vero inferno sulla terra fatto di campi di sequestro, lavori forzati, torture e abusi di ogni genere. Il cammino a ritroso nel deserto e l’arrivo in Niger. E’ forse impossibile capire veramente l’immensa sofferenza racchiusa nello spicchio di terra di questo campo rifugiati alle porte di Agadez. Certamente per chi ascolta le loro storie fino in fondo è facile perdere il senso di ogni cosa. Il team di Medu ci lavora quotidianamente da ormai nove mesi cercando di portare un possibile sostegno umano prima ancora che medico, psicologico, psico-sociale. L’uomo che ha realizzato questo disegno, nel realizzarlo è tornato bambino in quel villaggio tra le fiamme e la fine di tutto. La vera, unica cura possibile è finalmente assicurare a questi uomini, donne e bambini un luogo sicuro dove provare a rimettere insieme i pezzi di una vita. L’unica vera risposta che la comunità internazionale può e deve dare è l’attivazione di #canali #umanitari per i rifugiati di Agadez.
