“Non mi posso scordare quando al rifugio Massi sono arrivate 2 famiglie siriane con ben 8 bambini. Aperto il cancello del Rifugio sono entrati correndo e sono andati subito a giocare sul prato. Ci hanno detto che non dormivano da 2 gg e che
avevano provato a passare la frontiera, ma sono stati respinti.
Una delle due donne mi ha chiesto di fare una lavatrice, mi è piaciuto stendere i panni insieme scambiandoci occhiate di solidarietà e tenerezza.
I bambini scatenati hanno invaso la stanza comune di pennarelli, giochi, libretti, era quasi impossibile camminare senza pestarli. Da vecchia mamma di molti figli li ho chiamati per la cena, ma li ho anche bloccati dicendo che prima avrebbero
dovuto mettere tutto a posto. Ci siamo tutti un po’ meravigliati dell’ordine fatto.
Altra bella immagine che conservo è quando ho dato le giacche alle piccole bimbe siriane e non trovavo qualcosa che potesse piacere alla bambina più piccola. Ogni giacca che vedeva con gli occhi mi diceva che andava bene, ma si vedeva che non era entusiasta. Ma ad un certo punto è sbucato fuori un gilet di piumino rosa con dei fiorellini: gli si sono illuminati gli occhi.
Qui al rifugio Massi c’è un viavai di persone, oltre ai volontari nei turni, anche vecchi volontari che passano solamente per capire se ci sono urgenze e se servono consigli. Nel frattempo le due famiglie siriane hanno deciso di partire. Dopo 3 giorni non erano tornate al rifugio come invece molti dei respinti quindi probabilmente sono riuscite a passare.
Non scorderò invece la disperazione di un ragazzo indiano con la giacca rossa e tutto vestito come se volesse andare in cima la K2, respinto più volte. Questa volta dice di voler ritornare in india, di rinunciare al viaggio, era disperato, urlava con noi e piangeva con le persone che sentiva al telefono. Gli abbiamo indicato un’associazione a Milano che lo aiuterà a tornare.
Essere un medico in questo contesto è stato solo un piccolo valore aggiunto. La mattina ci mettevamo il nostro gilet bianco con scritto MEDU e un po’ per uno facevamo le nostre visite. Questo è davvero un posto dove ci si prende cura delle persone e delle loro storie.
Sabina, cardiologo presso varie ASL rm1 e a Regina Coeli. Volontaria del progetto “Un camper per i diritti” a Roma di Medici per i Diritti Umani ha raggiunto Oulx quest’estate.


