
Campo rifugiati di Agadez, Niger. Aprile 2021. Foto Medu
Niger: Medu termina il suo intervento ad Agadez
Essenziale assicurare corridoi umanitari e possibilità di integrazione ai rifugiati
Quasi 4.000 colloqui psicologici, oltre 2.700 consultazioni mediche ed oltre 3.100 consultazioni psicosociali, oltre a numerose attività come formazione, teatro, musica, sport, piccole attività artigianali, sono il risultato dello sforzo dell’equipe di Medu, composta essenzialmente da personale locale supportato da alcuni esperti dall’Italia. Gli operatori di Medu si sono presi cura, in condizioni difficili, di una popolazione di uomini, donne e bambini sopravvissuta ad indicibili atrocità, prima nella guerra civile in Sudan e poi nei campi di tortura in Libia. Tre persone su quattro prese in carico dall’equipe clinica presentavano le forme più gravi di disturbo da stress post-traumatico. Le persone assistite erano sopravvissute in media a 8 eventi traumatici gravi tra i quali la tortura, la detenzione, le percosse reiterate, essersi trovati vicini alla morte, la privazione prolungata di cibo e di acqua, la morte violenta di familiari ed estranei, la violenza sessuale.
Le centinaia di storie individuali raccolte rappresentano una monumentale testimonianza, non solo della crudeltà umana, ma anche della straordinaria capacità di resilienza di queste persone. Le vicende di ciascuno di loro chiamano in causa le responsabilità della comunità internazionale, dei paesi europei di fronte a una gestione dei flussi migratori che non può essere orientata esclusivamente al loro cinico contenimento. Resta essenziale poter assicurare ai rifugiati di Agadez sia corridoi umanitari verso paesi terzi sia concrete possibilità di integrazione in Niger.
Il progetto ad Agadez è stato realizzato in partenariato con UNHCR e con il supporto della tavola Valdese. Medici per i Diritti Umani prosegue il suo impegno in Niger con un progetto di emergenza nella regione di Diffa.
