Mentre il ministro dell’Interno Piantedosi parla di un calo degli sbarchi – «meno 50% rispetto a gennaio 2025» – nel Mediterraneo centrale potrebbero esserci circa 1000 persone disperse.
Negli ultimi dieci giorni, secondo quanto denunciato da Mediterranea Saving Humans in base alle testimonianze raccolte da Refugees in Tunisia, otto imbarcazioni sono partite dalle coste tunisine verso Lampedusa nel pieno del ciclone Harry. Solo una è arrivata a destinazione.
Dopo l’accordo tra il governo italiano e il regime di Kais Saied, la Tunisia era uscita dalle principali rotte di partenza. Eppure, in una sola settimana, si sono registrate nuove partenze dalle coste tunisine, nonostante condizioni meteo estreme.
Ci si potrebbe chiedere perché. La risposta, che MEDU conosce bene ascoltando chi sopravvive, è chiara: non si tratta di una scelta. Sono uomini, donne e bambini in fuga da guerre, violenze e persecuzioni. Durante la loro permanenza in Libia o in Tunisia, sono sistematicamente esposti ad abusi e violenze. Scappare è l’unica possibilità.
A Roma, la nostra clinica mobile ha assistito negli ultimi cinque mesi 130 persone in transito, sbarcate sulle nostre coste da pochi giorni o settimane. Oltre la metà proveniva dal Sudan, un paese in cui la guerra continua a uccidere e a provocare fame e malnutrizione.
Medici per i Diritti Umani continua a chiedere corridoi umanitari, sicuri e legali, perché nessuno sia costretto a rischiare la propria vita in mare.
