La Libia non è un porto sicuro #2

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“Sono partito dall’Eritrea 4 anni fa. Sono stato molto tempo in Sudan, 2 anni e qualche mese, poi sono entrato in Libia, dove sono rimasto 1 anno e 5 mesi e sono sempre rimasto detenuto. Mi hanno spostato in 13 centri di detenzione diversi. Questi posti erano tutti uguali, sembravano dei magazzini. Le condizioni igieniche erano pessime, non avevamo acqua né cibo a sufficienza e non potevamo vedere dei medici se stavamo male. Inoltre venivamo trattati come animali. Io sono stato percosso moltissime volte. Ho assistito alla morte di molti miei amici e agli stupri sulle donne che avvenivano così, davanti a tutti, senza che potessimo fare niente. Anche se sono finalmente fuori da quell’incubo non riesco a stare tranquillo. Non posso smettere di pensare alle migliaia di connazionali che sono intrappolati in Libia. Qualche giorno fa mi è arrivata una tragica notizia da un amico che ancora si trova in Libia. Il gommone su cui si era imbarcato è stato intercettato dalla Guardia Costiera libica e riportato indietro. Sembra che la polizia abbia diviso il gruppo e ha venduto le persone a diversi trafficanti. Per loro l’incubo non è ancora finito.”
XY, 40 anni, Eritrea, arrivato in Italia a Pozzallo a novembre 2018
Testimonianza raccolta a gennaio 2019 dalla clinica mobile di Medu a Roma

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