Da oggi il Memorandum Italia–Libia viene automaticamente rinnovato per altri 3 anni. Come era facilmente prevedibile, l’accordo – siglato il 2 febbraio del 2017 per arginare ad ogni costo i flussi migratori verso l’Italia– ha di fatto contribuito ad alimentare i crimini contro l’umanità commessi nei confronti di decina di migliaia di migranti e rifugiati rinchiusi nei centri di detenzione libici. Nel corso di questi 5 anni quasi centomila persone sono state intercettate in mare dalla Guardia Costiera Libica, ampiamente supportata con mezzi e formazione dal governo italiano nell’ambito del Memorandum, per poi essere riportate nei cosiddetti “centri di accoglienza” del paese nordafricano.
Quello che avviene in Libia da anni è chiaramente denunciato da un recente rapporto delle Nazioni Uniti, “Le violazioni contro i migranti sono commesse su larga scala da attori statali e non statali con un alto livello di organizzazione e con l’incoraggiamento dello Stato. Tutto questo è indicativo di crimini contro l’umanità” (Chaloka Beyani, Report of the Independent Fact-Finding Mission on Libya, 4 ottobre 2021), e viene denunciato da anni da Medici peri Diritti Umani,
“I racconti dei sopravvissuti descrivono, con dovizia di particolari su luoghi, tempi e avvenimenti, un paese che si è trasformato in una sorte di grande sistema di sfruttamento di migranti e rifugiati sottoposti a violenze ed abusi gravissimi e che ha fatto di questo sistema una delle principali fonti di reddito; un paese dove si commettono crimini contro l’umanità in modo sistematico e su vasta scala come pochi altri nell’epoca contemporanea; un paese che è diventato un luogo di morte e di tortura per centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini.” (MEDU, La Fabbrica della Tortura. Rapporto sulle gravi violazioni dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati in Libia, 2014-2020).
L’Italia e l’Europa hanno grandi responsabilità materiali e morali nel mantenimento di questa contemporanea “Fabbrica della Tortura”. MEDU torna a chiedere ancora una volta al governo italiano una radicale revisione delle proprie politiche di gestione dei flussi migratori, a partire dagli accordi con il governo libico, che ponga come prerequisito di qualsiasi intervento, la tutela della vita e della dignità umana.
