Alcune migliaia di migranti forzati, soprattutto sudanesi, sono fuggiti dagli orrori della Libia riattraversando il Sahara fino ad Agadez in Niger. Da gennaio 2018 si trovano nel campo umanitario allestito da Unhcr ad alcuni chilometri da Agadez. Le condizioni attuali sono difficili, il passato pieno di atrocità, il futuro incerto. Da alcuni mesi opera nel campo un team medico-psicologico di Medu per fornire supporto ai sopravvissuti alle torture e alle gravissime violenze perpetrate in Sudan e nei campi di sequestro in Libia. Ogni giorno gli operatori di Medu si confrontano con una ferocia inaudita che rivive nei racconti e nei corpi di uomini, donne e bambini.
Tutto ciò non riguarda solo il Sudan, la Libia o il Niger, uno dei paesi più poveri del mondo. Riguarda tutti noi, la comunità internazionale, i paesi più ricchi che qui hanno grandi interessi economici (ad esempio, i giacimenti d’uranio) e che danno la linea delle politiche migratorie. E’ necessario subito accelerare l’attivazione di corridoi umanitari e di percorsi di protezione per i migranti in fuga dalla Libia.
Tutto ciò non riguarda solo il Sudan, la Libia o il Niger, uno dei paesi più poveri del mondo. Riguarda tutti noi, la comunità internazionale, i paesi più ricchi che qui hanno grandi interessi economici (ad esempio, i giacimenti d’uranio) e che danno la linea delle politiche migratorie. E’ necessario subito accelerare l’attivazione di corridoi umanitari e di percorsi di protezione per i migranti in fuga dalla Libia.
