Frontiera italo-francese: un confine interno all’Europa che non accoglie ma respinge

Le persone che tentano di attraversare la frontiera italo francese sono migranti che arrivano dalla rotta Mediterranea e nuclei familiari allargati provenienti dalla rotta balcanica, originari del Medio Oriente e  Asia del Sud. 

Sono persone in fuga da guerre, persecuzioni, conflitti il cui viaggio può durare anni. Arrivano a Oulx esausti, mostrano i segni della stanchezza psicofisica e, a volte , della violenza subita lungo la rotta. Tra di loro minori non accompagnati, donne incinte  e bambini piccolissimi in fuga da quando sono nati. Nel 2021 si sono registrati circa 10.000 transiti di cui 800 erano minori (400 non accompagnati).

Ad attenderli la pericolosità della montagna con i suoi 20-25 chilometri da percorrere a piedi di notte, con temperature insostenibili durante l’inverno e con il ghiaccio in primavera. E la militarizzazione della frontiera con pattugliamenti di giorno e notte.

Le politiche di controllo delle frontiere, intensificate negli ultimi anni da quando la Francia ha sospeso l’accordo di Schengen, di fatto hanno reso  questa  rotta ancora più pericolosa obbligando le persone in cammino a scegliere percorsi meno battuti e più pericolosi e ad affidarsi, nel peggiore dei casi,  ai trafficanti.

I controlli e la pericolosità della montagna non fermano queste famiglie che tentano in ogni modo di passare il confine più volte. 

Come la famiglia iraniana arrivata a Oulx i primi di marzo, fuggita  per ragioni politiche dopo l’uccisione di un figlio e uno zio. Hanno attraversato la Turchia, la Grecia, nei Balcani, in Bosnia,  sono stati respinti una decina di volte.  Arrivano al confine italo francese dopo sei anni di viaggio pronti a tentare l’attraversamento del valico.

La colpa di queste persone è di essere figli di guerre e persecuzioni dimenticate . Il momento attuale che vede  una grande e giusta attenzione verso i profughi ucraini non deve  lasciare in ombra tutti gli altri che scappano ugualmente da guerre.” Piero Gorza, antropologo e  responsabile MEDU Piemonte

Medici per i Diritti umani continua a chiedere alle istituzioni e a tutti gli attori presenti in frontiera di intervenire affinché vengano rispettati i diritti umani delle persone in transito e garantita la loro incolumità e sicurezza.

(Il team di Medu  è presente a  Oulx  con un presidio medico presso il rifugio MASSI, e porta avanti una consistente azione di testimonianza e denuncia vedi progetto https://mediciperidirittiumani.org/frontiera-solidale/