Federica, dottoressa del team Medu a Oulx ci racconta la storia di Camara

Camara ha 19 anni e da quando ne ha 17 è in viaggio verso l’Europa. Entra in ambulatorio un martedì mattina di inizio marzo chiedendo medicine per i suoi occhi. Lo visitiamo e a una prima valutazione emerge una cheratite ormai cronicizzata. Ci racconta che sono 5 mesi che vede male e che ha bruciore. Come se avesse continuamente dei fastidiosi granelli di sabbia dentro gli occhi. Vive questo fastidio costante da quando si sveglia a quando va a dormire.

Tutto è iniziato lungo il suo viaggio (durato 2 anni). È partito dal Mali e per arrivare in Libia è passato dal deserto Algerino partendo dal Niger. Un viaggio estenuante che viene solitamente chiamato nel gergo ”la strada per l’inferno”.

Racconta che era ammassato nel retro di un pick-up quando le milizie li hanno fatti scendere ad uno a uno. Li hanno fatti mettere sotto il sole cocente, nel mezzo del deserto in pieno giorno, e a un tratto una guardia gli ha intimato di guardare il sole. Dritto negli occhi.

“Ogni tanto controllavano che nessuno distogliesse lo sguardo e se notavano che chiudevi gli occhi ti minacciavano”.

Non sa dire quanto sia durato. Il ricordo è sfocato. Ricorda però che era un tempo interminabile. Un tempo certamente sufficiente per provocare una fotocheratite, una vera e propria ustione della cornea che ha condannato Camara a un viaggio ancora più lungo e faticoso. Come se già non bastasse.

Camara non  è  stato il solo ad aver  testimoniato questo tipo di violenza. La sua è una delle tante storie di migrazione uno dei tanti corpi che portano con sé i segni delle torture inflitte a chi viaggia nella speranza di un futuro migliore.