6 luglio 2019 – “Verso le 9 partiamo da Ragusa. Ci rechiamo all’ingresso del CARA di Mineo, già chiuso dal Ministero dell’Interno, per avere notizie di tre migranti con grave disagio psichico (uno seguito da MEDU) ancora all’interno del centro, in base alle informazioni in nostro possesso. La sera prima, uno psichiatra del DSM di Caltagirone era stato all’interno del CARA per visitare almeno uno di loro ma per nessuno è stato ritenuto necessario attivare un trattamento sanitario obbligatorio. Di qui la sorpresa del Team MEDU nel sentire, la mattina dopo, che il centro era stato ormai completamente svuotato. Che fine hanno fatto le tre persone più fragili, quelle che l’istituzione CARA ha reso “invisibili”?
Dal momento che la polizia rifiuta di farci entrare per un ultimo giro di perlustrazione, il Team si reca quindi presso la casa vicino a Caltagirone divenuta il centro di accoglienza temporaneo che il Vescovo della città ha deciso di aprire per non far finire in strada 25 invisibili del CARA di Mineo. La Caritas sta offrendo loro, oltre ad un letto, anche pasti 3 volte al giorno e la possibilità di iniziare un nuovo percorso di vita grazie alla disponibilità di varie Caritas e sacerdoti sparsi in Sicilia. Effettuati alcuni colloqui con gli ospiti della casa più vulnerabili, il Team decide di fare un ultimo tentativo e di tornare vicino al CARA di Mineo per cercare di individuare vicino alla strada o nei campi almeno uno dei 3 “invisibili”. Superata l’entrata del centro e dopo aver guidato per alcuni minuti lungo la statale, seduto su un sasso sul ciglio della strada, all’ombra di un albero e in mezzo ai rifiuti, vediamo Adou, uno dei 3, il nostro paziente. È lì seduto da molte ore. Ha una ferita visibile sulla testa. Racconta di come le forze dell’ordine lo abbiano portato a forza fuori dal centro e lasciato al suo destino. Nelle settimane precedenti abbiamo spesso provato a stare con Adou dicendogli che nel CARA non poteva più rimanere perché a breve lo avrebbero chiuso. Lui ascoltava e poi le sue “insalate di parole” finivano sempre allo stesso modo: lui che si allontanava per andare a nascondersi. Questa volta no. Dopo 20 minuti Peppe, Valentina e Ahmed lo convincono a salire in macchina per andare nella “casa nuova”. La suora che, insieme ad un diacono e al direttore della Caritas locale, sta gestendo questo luogo di umana e gentile accoglienza, non riesce a dire di no all’ospite numero 26. A lui, Adou, il posto piace: grandi spazi, alberi da frutta, vista su dolci colline. Alcuni degli altri ospiti lo conoscevano prima che si aggravasse e si dimostrano un supporto importante. Viene convinto a fare una doccia. È da almeno 4 mesi che lo vediamo sempre con gli stessi vestiti e le stesse scarpe. Il suo giubbotto invernale è il suo marchio di fabbrica, la sua corazza che lo difende dal mondo. Vorrei potervi descrivere lo stupore nel vedere Adou uscire dal bagno sorridente, in camicia azzurra e pantaloni grigi. Purtroppo non trovo le parole adatte per farlo. Non ho parole per descrivere la commozione di fronte a quella che ci è parsa la risurrezione di un uomo che abbiamo visto seduto sul suo personale Golgota solo 2 ore prima, lungo la statale della sua Passione . Prima di andare via (sono ormai quasi le 8 di sera) ripassiamo insieme con la suora le terapie di alcuni degli ospiti.
Rientriamo in Ragusa verso le 21. Sono state 12 ore in cui speranza, impotenza, rabbia e felicità si sono alternate. Dodici ore durante le quali MEDU è stata testimone e partecipe di un piccolo grande miracolo dopo che un enorme ingiustizia era stata commessa. Perché è vergognoso trovare abbandonato sulla statale una persona con grave disagio psichico. Perché è spaventoso pensare che degli altri due vulnerabili non sappiamo nulla.
MEDU continuerà nei prossimi giorni a visitare regolarmente il centro della Diocesi e i suoi ospiti per supportare chi ha deciso di aprire le porte e fare accoglienza contro palesi ingiustizie e violazioni dei diritti umani nei confronti degli ultimi fra gli ultimi.”
Testimonianza di Samuele Cavallone, coordinatore del Team MEDU in Sicilia
