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Diario da Pozzallo
Nelle ultime due settimane il Team MEDU Sicilia si è recato regolarmente all’interno dell’hotspot di Pozzallo per fornire supporto psicologico e psichiatrico ai circa 100 migranti, in gran parte sub-sahariani, sbarcati a fine aprile a Lampedusa e che in queste ore stanno terminando il periodo di quarantena. Informative generiche su cosa succede dopo lo sbarco e sul Covid-19 si sono alternate a colloqui sia di gruppo che individuali con la prescrizione e il monitoraggio di farmaco-terapie che talora si sono rese necessari. Il clima complessivo è discreto ma in mezzo ad un buon umore generale ci sono anche preoccupazioni, tensioni e dolorose storie passate racchiuse in alcune testimonianze raccolte dal Team.
“Vengo dalla Costa d’Avorio,” ci racconta Z.C., 25 anni, “ho lasciato il mio paese nel gennaio 2018 perché mio padre mi voleva sottoporre all’infibulazione e io e mia madre non volevamo. Io ero già sposata ma mio marito era in Tunisia. Sono scappata in Tunisia dove avrei dovuto incontrare mio marito ma così non è stato. Mia madre si era rivolta a delle persone per organizzare il viaggio e raggiungere mio marito, ma una volta arrivata in Tunisia mi hanno portata in una casa dove mi è stata tolta la libertà: mi picchiavano frequentemente e non avevo possibilità di andarmene, lavoravo per loro e pulivo la casa per loro. Un giorno sono riuscita a fuggire e sono riuscita a trovare mio marito. Non eravamo tranquilli in Tunisia e siamo scappati in Libia, ma anche là è stato un inferno. Sono stata “ospitata” da una donna mentre mio marito lavorava da un’altra parte, ho lavorato per questa donna per circa 4 mesi senza essere mai pagata. Scusami ma parlare di questo mi agita molto, mi fa una reazione strana, ho paura. Quella donna mi ha trattato in maniera brutale, era sempre molto aggressiva, mi picchiava; lo vedi il mio occhio? La vedi la cicatrice? É stata lei a farmi tutto questo; ho perso la vista al mio occhio sinistro. Sono riuscita a scappare e con mio marito ci siamo allontanati per andare verso il mare, durante il tragitto siamo stati catturati da dei miliziani che ci hanno rinchiuso per più di un mese, volevano dei soldi e ci hanno picchiato, abbiamo assistito a molte violenze e torture, è stato veramente terribile. Siamo riusciti a scappare e abbiamo raggiunto Zwara dove abbiamo preso un’imbarcazione per venire in Europa. Ora sono qua, lontano dalla Libia, lontano dalla Tunisia, ma quando penso a tutto quello che ho passato non mi sento bene, non dormo bene la notte, ho gli incubi. Ho bisogno di aiuto e vi ringrazio tanto, quando verrete la prossima volta voglio di nuovo parlare con voi, mi fa bene!”
Progetto: On-to, sbarchi in sicilia