Curare non è un crimine. Firma l’appello su change.org

Curare non è un crimine.

Appello di MEDU alla comunità sanitaria italiana per la liberazione dei medici detenuti a Gaza


​Care colleghe e cari colleghi,
ci rivolgiamo all’opinione pubblica e, in particolare, alla comunità medica e sanitaria, agli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, alle società scientifiche, alle reti sanitarie, agli ospedali e a tutte le professioniste e i professionisti della salute, per chiedere una presa di posizione pubblica a sostegno dell’appello di Physicians for Human Rights Israel (PHRI) per la liberazione immediata di 14 medici palestinesi attualmente al centro del ricorso davanti alla Corte Suprema israeliana e di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente da Israele.
Questi medici non sono figure lontane. Sono professionisti che condividono con noi la responsabilità di​ curare. In condizioni estreme, hanno continuato ad assistere feriti, malati e persone prive di alternative​ assistenziali. La loro detenzione non colpisce soltanto la libertà individuale di ciascuno: sottrae competenze sanitarie essenziali a una popolazione civile già privata di un accesso adeguato alle cure.


La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di arresti, detenzioni e denunce di maltrattamenti ai danni​ del personale sanitario palestinese. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal 7 ottobre 2023, più di 1.000 operatori sanitari sono stati uccisi e più di 600 detenuti dalle autorità israeliane, di cui circa 200 risultano ancora in custodia. PHRI denuncia che i medici detenuti sono stati privati di cure mediche e alimentazione adeguate e sottoposti ad abusi fisici. Organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno inoltre richiamato l’attenzione sul caso del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, arrestato nel 2024. Amnesty International ne chiede il rilascio immediato e incondizionato.


Le autorità penitenziarie israeliane respingono queste accuse. Tuttavia, le evidenze e le testimonianze​ raccolte da PHRI e da altre organizzazioni internazionali sollevano gravi e circostanziate preoccupazioni​ sulle condizioni di detenzione e sulle violazioni dei diritti umani subite dal personale sanitario detenuto. Nel suo appello,PHRI elenca per nome i 14 medici palestinesi seguiti direttamente dall’organizzazione e ricostruisce i passi compiuti presso le autorità israeliane per ottenerne la scarcerazione in base al Diritto Internazionale Umanitario. La loro vicenda si inserisce nella più ampia richiesta di rilascio di tutti gli​ operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente.
Per MEDU, questa vicenda riguarda direttamente la comunità medica. Non è solo una crisi umanitaria, ma una crisi del diritto alla salute, della protezione della missione medica e sanitaria e dei principi fondamentali delle professioni della cura. Quando professionisti della salute vengono detenuti senza accuse formali, senza adeguate garanzie processuali ed in condizioni incompatibili con la loro sicurezza e dignità, l’intera comunità sanitaria è chiamata a prendere posizione.

Non si tratta di prendere posizione su un conflitto in termini politici o identitari. Si tratta di difendere ciò che fonda la professione della salute: il diritto di ogni persona a ricevere assistenza, il dovere di proteggere chi cura, l’inviolabilità degli spazi sanitari e il rifiuto della criminalizzazione dell’atto medico e sanitario. Per questo MEDU chiede alla comunità medica e sanitaria di aderire pubblicamente all’appello e di attivarsi per:

  1. chiedere la liberazione immediata dei 14 medici palestinesi e di tutti gli altri operatori detenuti senza​ accuse formali;
  2. chiedere garanzie di accesso legale, visite familiari, cure mediche adeguate e verifica indipendente​ delle condizioni di detenzione per tutti gli operatori sanitari detenuti;
  3. sollecitare il Governo italiano, le istituzioni europee e gli organismi internazionali competenti a​ intervenire presso le autorità israeliane, chiedendo la liberazione degli operatori sanitari palestinesi​ e la riapertura del corridoio umanitario tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania;
  4. promuovere iniziative pubbliche per rompere il silenzio sulla detenzione dei medici palestinesi e​ sulla protezione della missione medica e sanitaria.

La neutralità della cura non significa neutralità davanti alla violazione dei diritti di chi cura.
Liberare i medici detenuti a Gaza è una responsabilità professionale, deontologica e umana. Curare​ non è un crimine.
I medici detenuti nominati nell’appello di PHRI sono:
Dr. Musab Samaan; Dr. Omar Amar; Dr. Ahmad Musa; Dr. Nahad Abu Taima; Dr. Medhat Abu Tabng’a; Dr.​ Husam Abu Safiya; Dr. Murad Alkuka; Dr. Mahmud Hallak; Dr. Hamza Abu Sabha; Dr. Ahmad Shahada;​ Dr. Hassan Almukayed; Dr. Raed Mahdi; Dr. Akram Abu Odeh; and Dr. Muhammad Ubaid.

È possibile leggere l’appello originale di PHRI, con i nomi e i profili dei medici detenuti, e la traduzione
rilanciata da MEDU ai seguenti link: https://www.phr.org.il/en/release-the-14-gaza-doctors/
https://mediciperidirittiumani.org/medu-si-unisce-allappello-di-physicians-for-human-rights-israel-phri/

Aljazeera, “How Israel destroyed Gaza’s health system ‘deliberately and methodically’”:
https://www.aljazeera.com/news/2026/2/4/how-israel-destroyed-gazas-health-system-deliberately-and-methodically
PHRI Report, A “Model of Coexistence”? Suppression, Silencing and Burnout among Palestinian
Healthcare Workers in Israel
https://www.phr.org.il/en/report-hashtaka-eng/?pr=9810
PHRI Position paper, Destruction of Conditions of Life: A Health Analysis of the Gaza genocide”
https://www.phr.org.il/en/genocide-in-gaza-eng/?pr=24

Tipo di documento: Comunicati stampa