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CPR un modello che non funziona e viola i diritti umani. MEDU dice no ad un centro in Toscana
“I Centri di permanenza per il rimpatrio non rappresentano una risposta efficace alla gestione dei flussi migratori e continuano a produrre gravi criticità sul piano dei diritti fondamentali.”
È quanto ribadisce Medici per i Diritti Umani (MEDU) di fronte all’ipotesi di apertura di un nuovo CPR in Toscana.
Ancora una volta si ripropone il modello dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), che negli anni ha dimostrato di non essere efficace nella gestione dei flussi migratori e di comportare gravi criticità sul piano dei diritti fondamentali. Le evidenze raccolte negli anni da Medici per i Diritti Umani (MEDU) e da numerose organizzazioni indipendenti mostrano che questi centri si configurano spesso come luoghi di marginalizzazione, segnati da condizioni di vita inadeguate e da gravi criticità nella tutela della dignità delle persone.
L’esperienza dei CPR in Italia ha evidenziato in modo ricorrente gravi vulnerabilità sanitarie e psicologiche, difficoltà concrete nell’accesso ai diritti e un ricorso alla detenzione amministrativa – in contrasto con la Costituzione italiana – che non contribuisce a costruire risposte strutturali e sostenibili al fenomeno migratorio.
Per queste ragioni, MEDU ribadisce la necessità di orientare le risorse pubbliche verso il rafforzamento di un sistema di accoglienza diffusa, fondato su inclusione, integrazione e pieno rispetto dei diritti fondamentali, a partire dal diritto alla salute e dall’accesso ai servizi sanitari.
Un approccio che, oltre a essere più coerente con gli standard nazionali e internazionali in materia di diritti umani, si dimostra anche più efficace nel promuovere percorsi di autonomia e partecipazione sociale.