Dal 2011 più di 20 mila tunisini sono sbarcati in Italia irregolarmente. E tutti hanno rischiato la vita. In percentuale costituiscono il maggior numero di ingressi. Ma difficilmente essi potranno ambire allo statuto di rifugiati. Rimarranno dei migranti di serie B, quelli economici, che rischieranno l’espulsione o la permanenza nell’irregolarità, che spesso significa marginalità e criminalità.
I migranti tunisini vengono rimpatriati perché in Tunisia non c’é la guerra, non ci sono dittatori sanguinari, non ci sono persecuzioni, non c’é la fame, non ci sono malattie endemiche, e quindi nessun tunisino ha il diritto di essere considerato un rifugiato e ambire ad una qualche regolarizzazione.
La Tunisia é un paese tranquillo, democratico, dove si gode anche di una certa libertà, con un altissimo tasso di scolarizzazione e un gran numero di giovani che hanno concluso il ciclo di studi universitari. E allora perché questi giovani rischiano la vita?
Perché le politiche migratorie restrittive della comunità europea li fanno sentire in gabbia mentre i media li hanno nutriti di illusioni. Perché hanno sognato troppo, soprattutto dopo la rivoluzione del 2011. La maggior parte provengono dalle regioni più povere dell’interno. O dai quartieri precari della capitale.
“Perché dovremmo restare?“, dicono, “Non c’é lavoro. E senza lavoro non c’é la possibilità di cambiare, non c’é speranza”.
Per taluni l’alternativa sembra essere soltanto una: o l’emigrazione o la morte… Ecco, é proprio questo che li fa partire, la mancanza di speranza.
Ad un certo punto sembra che nulla abbia più valore. Meglio la morte che l’assenza di speranza. Niente puo’ fargli cambiare idea, né la paura della traversata, né la minaccia del razzismo e dello sfruttamento, né la crisi e la mano forte della criminalità, né tantomeno il covid19…
Ad un certo punto il giovane rifiuta il luogo in cui vive. Dice : “Qui non si vive”. Per la povertà, la delinquenza, la sporcizia, l’ignoranza, in generale é un misto di sentimento di marginalizzazione e di mancanza di prospettive. In questo modo il candidato all’emigrazione irregolare sviluppa una forma di odio verso la comunità, un disprezzo verso gli altri e se stesso che rasenta la crisi di identità. Si sente impotente a cambiare le cose. La migrazione é la sfida, la protesta, la ribellione. La migrazione é la vita.
E’ la reazione ad una condizione di malessere psichico gravissimo. Quando il giovane non riesce più a vedere sbocchi, non riesce più a fare progetti o aprire un’orizzonte sul futuro. Allora la sua energia meravigliosa, la sua forza vitale eccezionale esplode e diventa autodistruttiva. La migrazione é la valvola di sfogo che permette di non soccombere.
Il migrante tunisino non é qualcuno che muore di fame, al contrario, a volte, chi parte, il lavoro ce l’ha. E proprio grazie ad esso riesce a raccogliere i soldi per il viaggio. Ma é un lavoro informale, soprattutto nei piccoli commerci che difficilmente apriranno sbocchi più grandi. Vuol dire che a continuare cosi’ si rischia per tutta la vita di restare al medesimo livello. Sembra che quando si vive in un contesto di povertà sia quasi impossibile cambiare le proprie condizioni.
Immaginare l’Europa, invece, é immaginare che ogni cosa possa trasformarsi. E poi ci sono gli incontri, donne e uomini che ti possono aiutare. All’improvviso puoi trovare una fortuna inimmaginabile al paese.
Da quanto detto risulta chiaro che, in Tunisia, la provenienza dei giovani candidati all’emigrazione clandestina é quella delle fasce popolari più povere. I giovani appartenenti alle fasce più elevate hanno la possibilità di ottenere visti regolari per motivi di studio o di turismo.
I poveri no perché non danno garanzie, anche quando hanno conoscenze, anche quando hanno un diploma universitario. In Tunisia ci sono più di 300 mila disoccupati diplomati.
La conseguenza della mancanza di lavoro o piuttosto la mancanza di un impiego adeguato alle proprie aspettative fa sentire il giovane marginalizzato, escluso da una certa fascia sociale. Confinato per nascita in certi quartieri. O in certe regioni. Le ineguaglianze regionali accrescono il senso di ingiustizia e di frustrazione. Molti giovani si sentono dei morti viventi. Per questo prendono il rischio della traversata. I giovani sono alla ricerca di mobilità sociale. Con l’emigrazione tentano di sfuggire alla categoria socio economica di origine a cui rischiano di essere condannati e di adattarsi ad un modo di vita dominante che implica l’accessibilità a certi beni che pur non essendo essenziali simbolizzano l’ascensione sociale, come ad esempio il possesso di un’automobile. Nella maggior parte dei casi non c’é nessuna rivendicazione politica: la vera motivazione é quella di entrare a fare parte pienamente della società di consumazione.
Nello stesso tempo, assurgere alla condizione di migrante, nell’immaginario collettivo significa avercela fatta. E quasi nessuno poi chiederà davvero cosa fa il migrante dall’altra parte del mare. E se dall’altra parte non ce la fa, nessuno vedrà il suo fallimento. E cosi’ il sogno dell’Europa non finirà mai.

Ma finiscono per fare la stessa fine in Italia perché non c’è lavoro per tutti e quindi qui vivranno di stenti oltre s non riuscire ad integrarsi perché ormai in Italia siamo saturi e non riusciamo più ad accettare queste persone!
Penso con tutyi i soldi donati , finanziamenti a progetti di Associazioni , senza risultati. Senza una politica di scambio ( io aiuto te e tu aiuti me con le tue energie che hai ) . Ogni progetto deve avere un risultato. Per migliorare la gente e il paese.
Non dare mai soldi, finanziare. I soldi non hanno nome .e dove finiscono ? A chi paga per il viaggio ?
PENSO DI SI.
Dopo il colpo di stato del 25 luglio 2021, la Tunisia non è più un paese democratico .. I giovani scappano dall’ paese perché hanno perso la speranza in una vita dignitosa .