L’Italia non è più un porto sicuro per le navi straniere che nel Mediterraneo soccorrono i migranti. Lo afferma un decreto del governo italiano firmato l’8 aprile dai ministri Lamorgese (Interno), Di Maio (Esteri), Speranza (Salute) e De Micheli (Trasporti). Di fatto, in conseguenza dell’emergenza sanitaria provocata dall’epidemia di corona virus, l’Italia chiude le porte ai migranti e ai rifugiati in fuga dalla Libia.
Appena due settimane fa, il rapporto di Medici per i Diritti Umani “La fabbrica della tortura”, basato sul oltre tremila testimonianze dirette raccolte dal 2014 al 2020, ricordava all’opinione pubblica e ai decisori politici cosa è oggi la Libia: un paese in guerra dove si consumano torture e crimini contro l’umanità su vasta scala contro migranti e rifugiati siano essi uomini, donne e bambini. Non è possibile fornire una stima delle persone che hanno perso la vita in questi anni nei centri di detenzione e nei campi di tortura libici; ma temiamo di non poter essere smentiti affermando che si tratta di decine di migliaia di persone: un’epidemia di atrocità. Il governo italiano non ha certo bisogno di leggere il nostro rapporto poiché conosce perfettamente questa drammatica realtà. E’ per questa ragione che la decisione di chiudere i porti ci sembra particolarmente grave e sproporzionata, pur essendo noi al corrente del momento estremamente difficile che attraversa il nostro paese essendo i nostri medici ed operatori impegnati quotidianamente nella lotta contro il Covid-19. Non sarebbe possibile trovare una soluzione che tenga conto sia dell’emergenza sanitaria nel nostro paese sia della crisi umanitaria in corso in Libia? Noi crediamo di sì, se solo ci fosse la volontà politica.
Presidente Conte, l’Italia non si dimostri “gretta e vigliacca” in questo passaggio storico decisivo. Utilizziamo di proposito le parole spese dalla rivista Spiegel nel criticare il governo tedesco per la mancanza di solidarietà verso l’Italia di fronte alla drammatica crisi economica che sta provocando la pandemia. L’Italia non si comporti nei confronti delle migliaia di migranti e rifugiati intrappolati in Libia nello stesso modo per cui giustamente biasima la Germania.
C’è poi un’altra questione che facciamo fatica a comprendere. Se da una parte i porti italiani vengono chiusi, dall’altra, per il governo non vi è alcun problema nel far lavorare gli immigrati nelle nostre campagne. In altre parole il messaggio è: “porti insicuri, campagne sicure”. E’ quanto ci sembra di capire, dal momento che il governo italiano sta cercando di riaprire i flussi di lavoratori stagionali dalla Romania per evitare il tracollo della produzione agricola. Presidente Conte, non le sembra questa un’incoerenza che fa poco onore al nostro paese?

ma se abiamo già una infinità di problemi, che le ong battenti bandiera di altri stati; soprattutto quelli del nord europa, che se li portino a casa loro dove c’è meno pericolo di infezione.