AL CONFINE CON L’UCRAINA E DOVE CE N’E’ PIU BISOGNO ASSISTIAMO LE PERSONE IN FUGA

Da circa due settimane il nostro team clinico approntato insieme a Nutriaid e composto da pediatri e psicologi sta operando al valico di frontiera di Siret, tra Ucraina e Romania, e presso i centri di accoglienza allestiti nel territorio circostante dalla autorità rumene e dalle ONG. Le persone che ascoltiamo fuggono dai territori e dalle città più colpite dal conflitto armato: Kiev, Mariupol, Mykolaiv, Kharkiv, Cherson.
Il team di Medu in Romania, ha incontrato una famiglia proveniente da Mariupol in fuga dalle bombe e dai continui scontri armati. Hanno raccontato di essersi ritrovati in situazioni estremamente pericolose, costretti infine a lasciare la loro casa e i loro affetti per dirigersi verso il confine. -“Non potevamo più restare. Dopo aver vissuto una settimana dentro un bunker, i bombardamenti continuavano senza tregua. Eravamo spaventati, temevamo di morire.”- dice con un filo di voce A. la figlia di 30 anni, guardando i suoi genitori con gli occhi pieni di lacrime. Dopo una lunga settimana di viaggio hanno raggiunto Cernivci, una delle ultime città ucraine a pochi chilometri da Siret, dove vive la sorella del padre, per trovare finalmente un posto sicuro e sguardi familiari.Dopo pochi minuti scopriamo però che A. ed i suoi genitori sono alla frontiera per dirsi addio e non per partire insieme: A. infatti è una giovane donna laureata in economia e commercio che a causa della guerra ha deciso di lasciare definitivamente l’Ucraina e di separarsi dalla sua famiglia per tentare di ricostruirsi una vita negli Stati Uniti. A. partirà con un treno dalla stazione di Suceava mentre i genitori torneranno in Ucraina, a Cernivci.
Anche in questo confine vediamo con i nostri occhi la paura e la sofferenza delle persone in fuga: famiglie costrette a separarsi, minori in viaggio senza madri o padri, adulti e bambini che hanno perso i loro cari.
Al confine alpino italo-francese, alla frontiera sud dell’Europa, a Pozzallo, cosi come al confine con l’Ucraina, gli operatori e i volontari di MEDU ci sono, per portare assistenza sanitaria e supporto psicologico alle persone in fuga e chiedere un’accoglienza rispettosa dei diritti umani per tutti.
FOTO Danilo Campailla
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