A PISTOIA – UN CAMPER PER I DIRITTI – L’incontro con TAREK

Racconto di una volontaria infermiera di Un camper per i diritti Firenze

L’incontro con TAREK, raccontato da una volontaria infermiera del camper per i diritti di Firenze
“Attraverso MEDU sono entrata in contatto con realtà che mi hanno permesso di avere più chiarezza su quello che succede al di fuori delle nostre quattro mura, calde e sicure, durante il freddo inverno.”
Quella che racconto è la storia di Tarek (nome inventato per garantire la privacy della persona), ragazzo appena 18enne con il desiderio di un futuro che si può definire dignitoso.

Ho incontrato Tarek sul camper aspettando di medicare qualche ferita e compilare le schede sanitarie dei pazienti, come solitamente accade. Con lui però è stato diverso, perché Tarek non aveva bisogno di cure fisiche ma aveva voglia di urlare la sua storia, di essere ascoltato. Aveva bisogno che qualcuno gli dicesse che da lì in poi tutto sarebbe migliorato.

Come se già ci conoscessimo, mi ha raccontato del suo viaggio dal Nord Africa per arrivare in Europa, un viaggio lungo percorso a piedi, con una lunga sosta in Serbia. Tarek aveva infatti sempre sentito dire dai suoi connazionali che la Serbia era un luogo sicuro dove trascorrere l’inverno prima di affrontare l’ultimo tratto del proprio viaggio. Ma non fu cosi. Tarek e i suoi compagni di viaggio sono stati trattenuti per dei mesi in una prigione, al freddo inverno, senza riscaldamento né acqua, con poco cibo ma soprattutto con un dettaglio che mi ha profondamente colpito o meglio, ferito.

Quotidianamente, mentre cibo e beni essenziali scarseggiavano, ciò che non mancava era la sedazione effettuata con dei farmaci di cui ricorda ancora i nomi, per “mantenere tranquilli gli animi”, citando testualmente le sue parole.

Intorno a sé vedeva giovani, minori come lui. La cosa peggiore è che non aveva modo di poter avvisare i suoi familiari, sua madre, per dirgli sono “VIVO”. 

Non sappiamo come Tarek sia uscito da quella prigione ma sappiamo che su quel camper avevo davanti a me un ragazzo giovanissimo che mi raccontava dei pensieri che durante la notte lo divoravano, degli incubi che aveva e della paura di addormentarsi.

Ricordiamo che la salute per definizione è benessere bio psico sociale, dove la componente psicologica, a mio parere è la più importante.”

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