Tra le persone che abbiamo incontrato in queste settimane c’è anche Ali. Ha circa 23 anni, ma lo sguardo e le esperienze che porta con sé raccontano una vita molto più lunga.
Aveva appena dieci anni quando ha lasciato l’Eritrea per raggiungere l’Etiopia, dove sperava di trovare un lavoro per aiutare la sua famiglia. “Era vicino a casa”, racconta. È partito insieme ad alcuni amici e, crescendo, ha deciso con loro di proseguire il viaggio verso la Libia e poi l’Europa, nella speranza di costruire un futuro migliore.
Attraversando il Sudan è arrivato in Libia, dove ha lavorato come manovale per due anni. Poco prima della partenza è stato rinchiuso in un centro di detenzione. Anche lui racconta le condizioni disumane e le violenze subite in questi luoghi, dove migliaia di persone vengono private della propria libertà e dei propri diritti.
Poi il mare.
“Ho provato due volte a partire. La seconda ce l’ho fatta. Mi sono abituato alla paura delle onde, nella speranza di arrivare.”
Durante la traversata ha riportato un’ustione provocata dalla miscela di carburante e acqua salata che si accumula sul fondo delle barche.
Abbiamo incontrato Ali alla stazione Tiburtina, dove il Camper per i Diritti continua a essere presente insieme a una rete di associazioni, tra cui Baobab Experience, per offrire assistenza sanitaria, orientamento e informazioni sui diritti alle persone appena arrivate o in transito. Lo abbiamo visitato e, nonostante il viaggio e tutto ciò che ha attraversato, Ali è in buone condizioni di salute.
Quella di Ali non è una storia unica. È la storia di tanti bambini che diventano adulti durante un viaggio migratorio, costretti a lasciare la propria casa, ad affrontare guerre, sfruttamento, detenzione e traversate pericolose nella speranza di costruire un futuro migliore e, un giorno, poter aiutare chi è rimasto a casa.
Il progetto è sostenuto dall’ Otto per Mille della Tavola Valdese e dalle donazioni private di singole cittadine e cittadini.
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