R., in cammino verso la Francia

Al contrario di quello che avveniva l’anno scorso, quando le persone che arrivavano ad Oulx per attraversare la frontiera alpina erano per lo più afghane e iraniane, i migranti che transitano ad Oulx provengono nella maggior parte dei casi dal Nord Africa e dall’ Africa subsahariana, avendo attraversato la rotta balcanica. Numerose sono ad esempio le persone partite dal Marocco e giunte in Turchia con un visto, per poi intraprendere un lungo viaggio a piedi attraverso la penisola balcanica. Ma vi sono anche persone che da anni si spostano da un paese europeo all’altro senza riuscire a presentare domanda di protezione internazionale a causa del Regolamento Dublino che obbliga a presentare richiesta di asilo nel primo Paese Europeo di ingresso, e altre che hanno in tasca solo un foglio di via. Tra i nuovi arrivati sono in costante aumento i migranti provenienti dalla rotta del Mediterraneo Centrale, che raccontano di aver cercato in tutti i modi di evitare l’inferno della Libia, scegliendo la rotta che attraversa il Mali, l’Algeria e la Tunisia. Anche lungo questa rotta però le violenze e gli abusi vengono riferiti in modo drammaticamente ricorrente. Ne è testimonianza il racconto di un gruppo di donne incontrate recentemente ad Oulx, tra cui R., una ragazza costretta a lasciare la Costa D’Avorio all’età di 14 anni per sfuggire a un matrimonio forzato. Rifugiatasi dapprima dalla nonna, trovata poi dal padre, Rosalie ha continuato a fuggire intraprendendo il lunghissimo viaggio che la ha vista attraversare il Burkina Faso, il Mali, l’Algeria e la Tunisia. Proprio in Tunisia, R. ha subito terribili violenze, fisiche e sessuali, risultate in una gravidanza alla quale, una volta giunta a Palermo, ha deciso di porre fine, prima di ripartire per la Francia attraversando le Alpi. Quando il team la ha incontrata, R. era determinata ad arrivare in Francia per poter tornare a studiare e iniziare a vivere come una sedicenne ha il diritto di fare.

testimonianza di R