Il Ruanda ha firmato un accordo con il Regno Unito

Il 14 aprile il Ruanda ha firmato un accordo – il “Migration and Economic Development Partnership” – con il Regno Unito per farsi carico dei richiedenti asilo di quest’ultimo, a fronte di un compenso economico. L’accordo prevede che le persone giunte irregolarmente nel Regno Unito dall’inizio del 2022 in poi siano trasferite nel paese africano in attesa che la loro richiesta d’asilo venga esaminata in loco dalle autorità britanniche. Anche qualora la richiesta di protezione internazionale venga accettata, i migranti non potranno entrare nel Regno Unito e saranno pertanto ospitati come rifugiati in Ruanda. Quanto alle persone a cui la domanda di asilo verrà rifiutata, sarà il governo ruandese a decidere se permettere loro di rimanere comunque in Ruanda o trasferirle in un altro paese: quello di provenienza o uno stato terzo nel caso in cui in quello di provenienza ci sia il rischio di tortura o altri trattamenti degradanti.

“Ma dove si trova il Ruanda?” è questa la domanda che M., un ragazzo di 27 anni di origine iraniana, fa a Beatrice, coordinatrice del team Medu a Oulx, Alta Val di Susa.

M. è scappato per motivi politici dal suo paese ed è in viaggio da tre anni. Ad aprile 2022 è arrivato al confine italo- francese, dopo aver percorso la rotta balcanica con la speranza di raggiungere i suoi amici in Inghilterra. 

Al rifugio Fraternità Massi, il team Medu parla a lungo con il ragazzo, cercando di fornirgli informazioni sui suoi diritti e sull’annunciato accordo. M. decide comunque di continuare il suo viaggio e velocemente attraversa le alpi e a supera a piedi il confine italo francese, ma non riesce ad arrivare in Inghilterra prima della firma dell’accordo. Ora M. si trova a Calais, in Francia a soli pochi chilometri dall’Inghilterra, in attesa di tentare la traversata. La minaccia di una ricollocazione in Ruanda lo spaventa, racconta al team Medu che è ancora in contatto con lui.

 “Questa assurda delocalizzazione del diritto di asilo, che prevede il trasferimento delle persone migranti e richiedenti asilo in paesi che non hanno nulla a che vedere né con quelli di origine né con quelli di destinazione è un’ulteriore causa di malessere per le persone che incontriamo”, racconta Beatrice. “Siamo molto preoccupati perché questo Patto non è il primo nel suo genere e rappresenta una chiara minaccia al regime di protezione sancito dalla Convenzione di Ginevra. Temiamo per la salute e la vita stessa delle persone in fuga perché siamo certi che provvedimenti di questo tipo non fanno altro che costringerle a percorrere rotte ancor più pericolose, affidandosi sempre più ai trafficanti”.