L’epidemia non ferma i lager in Libia

Nella serata di mercoledì scorso la clinica mobile MEDU a Roma ha svolto attività sanitaria presso la stazione Tiburtina, dove il team ha incontrato un gruppo di giovanissimi migranti eritrei sbarcati in Italia da poche settimane e in transito verso altri paesi europei.
I giovani eritrei, tutti di età compresa tra i 19 ed i 24 anni, hanno raccontato agli operatori della clinica mobile di aver trascorso un lungo periodo nei centri di detenzione libici dove hanno subito torture, maltrattamenti, privazioni, violenze sessuali e costretti ai lavori forzati. Hanno visto morire molti amici ma loro sono riusciti a scappare “da quell’inferno” e ad imbarcarsi per arrivare in Europa.
Raccontano di essere partiti da Zawia e di aver viaggiato su una barca con altre 56 persone; sono riusciti a raggiungere Lampedusa da soli, senza essere soccorsi, e una volta arrivati hanno trascorso sull’isola il necessario tempo in isolamento per la prevenzione del contagio.
“Ci è andata bene. Non siamo stati soccorsi da nessuna nave ma abbiamo raggiunto l’Italia, vivi!”.

Il team di MEDU ha fornito ai giovani migranti prima assistenza sanitaria e informativa sui loro diritti; ha effettuato anche lo screening previsto per escludere sintomatologia connessa al Covid-19, consegnando kit igienici e dispositivi di protezione individuale.

In un periodo di crisi sanitaria come quella che si sta vivendo in questi mesi, il rischio è quello di dimenticare la tragedia che continua a perpetrarsi in Libia e sulle rotte migratorie che portano all’Europa. Testimonianze come questa ci ricordano che la “fabbrica della tortura” è ancora attiva a poche centinaia di miglia dalla nostre coste .
MEDU continuerà a raccontare e denunciare il sistema di abusi e sfruttamento che da anni si consuma in Libia a danni dei migranti e rifugiati.

 

Leggi il rapporto di MEDU “La Fabbrica della Tortura. Rapporto sulle gravi violazioni dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati in Libia (2014-2020)”