All’arrivo della clinica mobile, come sempre il team fa un giro per avvertire i braccianti della possibilità di essere visitati dalla dottoressa e di parlare con l’operatrice legale. Un ragazzo ci ferma per parlare del rinnovo dei suoi documenti: “Vedi, a me è stata riconosciuta una protezione umanitaria. Guardati intorno: cosa c’è di umano qui? Niente. Infatti la nuova legge ha cancellato la protezione umanitaria, perché noi non viviamo in condizioni umane. Adesso è diventato sempre più difficile ottenere dei documenti ed essere regolari. Ogni sei mesi scade il mio documento. Ogni sei mesi, me lo rinnovano perché quello “definitivo” non è ancora pronto.” Tanti dei lavoratori che incontriamo, sono regolari, ma vivono un’esistenza in preda alla preoccupazione di diventare da un giorno all’altro irregolari, perdendo definitivamente ogni diritto e costretti ad invisibilità e sfruttamento.
Abbiamo incontrato Charles, era arrabbiato. Così tanto che era impossibile parlargli. Ha perso i documenti in uno degli incendi che hanno colpito la baraccopoli all’inizio del 2019 e come da prassi, ha fatto la denuncia. Da allora aspetta un documento. In realtà, è da due anni che aspetta un documento. Charles urlava e continuava a dirci che, nonostante si fosse presentato diverse volte in Questura, non aveva mai ricevuto niente. Nessuno gli fa un contratto perché il suo documento ha una validità di sei mesi, ma Charles lavora lo stesso, in nero. Urlava: “Voglio lavorare, voglio un contratto, non ho i documenti, sono due anni che li chiedo e non li ho ancora ricevuti, perché?”.
Lo abbiamo lasciato urlare, lo abbiamo ascoltato, doveva sfogarsi, ne ha il diritto. La settimana successiva lo abbiamo chiamato per parlare. È arrivato da noi con gli occhi persi nel vuoto, senza energie. Charles non aveva nemmeno più la forza di essere arrabbiato. Abbiamo parlato e cercato di capire insieme quali passi fare e come supportarlo. Era spossato, distrutto. Lui è solo uno dei tanti che si trovano a rincorrere un documento di soggiorno che gli permetta di vivere in modo sereno, senza preoccuparsi di diventare irregolare, senza essere sfruttato. “È chiedere troppo?”.
Dall’inizio della nostra attività, abbiamo incontrato molti lavoratori che ci chiedono come poter convertire il loro documento in permesso di soggiorno per motivi di lavoro perché con quel tipo di permesso si sentirebbero più sicuri, più stabili. Abbiamo spiegato che non basta avere firmato un contratto, ma che il contratto deve essere registrato e che nella busta paga devono risultare almeno 20 ore di lavoro a settimana. In pochi sanno cosa vuol dire “contratto registrato”, glielo spieghiamo. La maggior parte dei lavoratori ha paura a rivolgere questa domanda al datore di lavoro perché teme di perdere il lavoro. Alcuni hanno chiesto, ma non hanno ottenuto la registrazione, quindi il loro contratto non è valido legalmente, i loro contributi non vengono pagati e vengono retribuiti in nero. Abbiamo però incontrato anche tre persone che hanno avuto il coraggio di chiedere ed ottenere ciò che gli spetta per diritto. L’attività di informazione e supporto è necessaria per ottenere un pieno godimento dei diritti umani fondamentali.
