2 luglio, Mineo – Il Team MEDU è stato oggi presente al Cara di Mineo per l’ultimo trasferimento di ospiti che chiude la storia travagliata di questo centro.I trasferimenti di chi ha ancora diritto all’accoglienza formale si sono svolti in tranquillità, pur se sotto un sole cocente. A quel punto il problema è stato dare una risposta ad una questione che quasi mai in passato era stata affrontata: che fare con quel numero imprecisato di invisibili, ovvero di persone che vivevano dentro il CARA senza risultare in alcun elenco ufficiale? Persone che entravano e uscivano dai buchi delle recinzioni o scavalcando e che cucinavano cibo comprato fuori. La loro esistenza è stata talvolta negata ma oggi, con la chiusura del centro, ecco che sono ricomparsi alla luce del sole. Tra loro, le situazioni più disparate. Persone che erano state trasferite dal CARA ma che, trovandosi male nei nuovi centri, erano ritornate a Mineo; lavoratori delle campagne del calatino; persone che avevano rifiutato il trasferimento nelle settimane precedenti e il cui badge è stato conseguentemente annullato; persone con problemi di salute rimaste per alcuni giorni fuori dal Cara senza “timbrare” il badge – evento che portava all’esclusione automatica. E ancora: pazienti psichiatrici non in grado di orientarsi che il giorno del loro trasferimento non si sono presentate (è questo il caso di un grave paziente seguito da MEDU). Un’umanità varia alla quale si aggiungono i possessori del permesso di soggiorno per motivi umanitari che a causa del decreto sicurezza, non possono essere trasferiti in altri centri ma solo essere messi alla porta.
Per tutti questi, lo Stato non ha alcuna soluzione, anzi, sembrano essere invisibili, come polvere sotto il letto. Le speranze di queste persone sono tutte riposte in una suora che, su incarico del Vescovo di Caltagirone, ha cercato con l’aiuto di MEDU e di uno psicologo del CARA di trovare gli invisibili per portarli temporaneamente in un’abitazione non lontana da Mineo, affinché nessuno dorma per strada. Diverse diocesi (fra queste Palermo, Catania, Caltagirone e Piazza Armerina) cercheranno poi soluzioni di accoglienza più stabili. A metà pomeriggio, circa 30 persone hanno accettato questo gesto di umanità ma tanti invisibili erano ancora al lavoro nei campi e non si sa questa sera cosa ne sarà di loro.
Domani MEDU tornerà a Mineo e Caltagirone per aiutare queste persone e chi sta dando loro un tetto in questa situazione di emergenza. Perché le persone non sono polvere e non sono invisibili. E vanno trattate per quello che sono: esseri umani con dei diritti.
