Porti insicuri. Indagine sulle riammissioni arbitrarie di migranti forzati dai porti italiani alla Grecia

Il progetto prevede per il 2013 di contribuire a far sì che le autorità italiane garantiscano ai migranti forzati in transito dalla Grecia all’Italia standard minimi di accoglienza e le corrette procedure di accesso alla protezione internazionale.

Ogni anno, migliaia di rifugiati e migranti cercano di raggiungere l’Italia dalla Grecia attraversando il Mare Adriatico nascosti in navi passeggeri e mercantili, spesso all’interno di TIR, in condizioni limite e con grave rischio per la propria vita. Questi movimenti transfrontalieri all’interno dei confini dell’Unione europea riguardano, nella maggioranza dei casi, profughi provenienti da paesi come l’Afghanistan, l’Iraq, il Sudan e l’Eritrea i quali, una volta arrivati nei porti italiani, desiderano o sono nelle condizioni di richiedere protezione internazionale. Tra di essi molti minori non accompagnati, soggetti appartenenti a categorie vulnerabili (p.e. vittime di violenza o tortura e portatori di handicap) o soggetti con particolare tutela (familiari di rifugiati). Come la maggior parte degli Stati Membri della Ue, l’Italia ha ufficialmente interrotto il ritorno dei “dublinanti” verso la Grecia, a partire dal momento in cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nel Gennaio 2011, ha stabilito che la Grecia non è più uno stato in grado di salvaguardare i diritti dei richiedenti asilo. Nonostante ciò, le riammissioni arbitrarie e collettive verso la Grecia sembrano proseguire in maniera sistematica.

Il progetto prevede per il 2013 di contribuire a far sì che le autorità italiane garantiscano ai migranti forzati in transito dalla Grecia all’Italia standard minimi di accoglienza e le corrette procedure di accesso alla protezione internazionale. Al fine di raggiungere tale obiettivo, un team di MEDU composto da una coordinatrice, un medico e un mediatore ha fornito per sei mesi assistenza sanitaria a centinaia di migranti e richiedenti asilo in Grecia e in Italia, ha raccolto decine di testimonianze e ha incontrato ONG, istituzioni e singoli operatori.

I risultati attesi sono i seguenti:

  • L’indagine ha acquisito sufficienti dati e informazioni, dal punto qualitativo e quantitativo, sulle prassi delle riammissioni arbitrarie dai porti italiani alla Grecia.
  • I casi identificati di migranti con problemi urgenti di salute vengono adeguatamente assistiti.
  • I casi che necessitano di azioni legali vengono segnalati e riferiti agli operatori ASGI.
  • Viene rilanciata, a distanza di anni, l’attualità della questione dei respingimenti di fatto da un punto di vista giudiziario così da cercare di averne una ripercussione a livello politico-istituzionale italiano ed europeo.
  • Il caso delle riammissioni collettive di persone a rischio (fra cui anche minori non accompagnati) viene portato attraverso il video all’attenzione dell’opinione pubblica e dei policy makers, anche attraverso la messa in onda su televisioni nazionali e proiezioni ad hoc nei luoghi del potere politico.
  • L’opinione pubblica raggiunta dall’attività di testimonianza del progetto viene adeguatamente informata sull’esistenza e il funzionamento delle riammissioni arbitrarie dai porti italiani alla Grecia e sulle conseguenze di essi sui diritti fondamentali dei migranti forzati.
  • Le istituzioni competenti (Ministero dell’Interno) e i policy maker rilevanti sono informati sui risultati dell’indagine.

 

Beneficiari
Diretti: migranti forzati (provenienti principalmente da Afghanistan, Iraq, Sudan, Eritrea) in transito dai porti greci ai porti italiani.
Indiretti: società civile, migranti, istituzioni.

Periodo 2012 /2013

Finanziatori
Open Society Foundations
MEDU

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